Riccardo Mastrorillo scrive su " Critica Liberale"
Critica liberale è da più di quarant’anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. È fra le organizzazioni che hanno dato vita al Forum Liberale Europeo, network di fondazioni e centri studi liberali che fanno riferimento all’ELDR (l’organizzazione che raggruppa tutti i liberali europei).
Critica liberale segue il filo rosso che tiene assieme protagonisti come Amendola e Croce, Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il “Mondo” di Pannunzio, gli “azionisti” e Bobbio.
Direttore responsabile: Enzo Marzo
La fine del neoliberismo
Tratto da Critica Liberale - 04 gen 2026
di riccardo mastrorillo
Negli ultimi 40 anni, dopo la caduta del muro di Berlino, il mondo è stato attraversato dalla follia ideologica del mercatismo: il mercato come regolatore del tutto. A parte pochi eventi bellici, quasi sempre circoscritti direttamente o indirettamente all’evoluzione-involuzione della vasta area geopolitica dominata dalla religione mussulmana, eventi gestiti in maniera irresponsabile e contro i suoi stessi principi dal mondo occidentale, abbiamo vissuto un periodo di pace. Ma quella pace non derivava dalla sostituzione della “legge del più forte”, che è rimasta saldamente a regolare i rapporti internazionali. La differenza sostanziale è stata solo che la forza utilizzata era preminentemente economica e non militare, per cui gli stati si contendevano il controllo delle risorse attraverso il denaro, la corruzione, lo sfruttamento degli stati più deboli. È stato il trionfo del neoliberismo, cioè l’ideologia che imponeva il denaro, trasformato da mezzo per favorire lo scambio in strumento di controllo. Sappiamo come è finita: lo strumento di controllo ha finito per controllare la politica, asservita all’economia. La democrazia si è trasformata in plutocrazia e le multinazionali sono diventate più potenti degli stati.
Trump ha interrotto bruscamente quell’ordine mondiale, basato sulla forza del più ricco, riportando indietro il Mondo, in un ordine basato sulla forza militare e non più sul mercato. Mentre l’Europa ha sviluppato in questi anni solo gli strumenti di controllo economico: la moneta unica, il patto di stabilità, il controllo economico delle risorse, di cui è pressoché priva, gli Stati Uniti, anche sotto i governi democratici, hanno continuato ad investire in armi e si trovano oggi con un arsenale militare che da solo equivale a quello sommato della Cina, della Russia e dell’Europa. Siamo di fonte ad un grande cambiamento. Tutti i cambiamenti, anche quelli più tragici, portano con sé grandi opportunità. La fine del dominio dell’ideologia neoliberista, anche se accompagnato da una recrudescenza di guerre, potrebbe essere un’occasione per ripensare e rinsaldare la democrazia liberale, oramai pressoché annichilita dalla demagogia plutocratica.
Sorprende in questo quadro di nuova instabilità la sciatteria servile con cui la nostra Presidente del Consiglio si è precipitata a sostenere l’azione di Trump. Una posizione miope, che dimostra l’incapacità storica della politica estera italiana. Un bel tacer non fu mai visto. Giorgia Meloni crede così di rendere un servizio all’Italia, ma in tanti anni di diplomazia subordinata, mai l’Italia si era ridotta ad un tale gratuito servilismo.
L’Europa tace, soccombendo ai nazionalismi e alle tattiche di basso cabotaggio. L’azione in Venezuela giustifica oltre qualsiasi dichiarazione, l’occupazione Russa dell’Ucraina e certifica la sconfitta dell’Europa.
Così mentre il nostro governo approva ulteriori aiuti militari all’Ucraina, con la dichiarazione di Meloni e coi balbettii di Taiani, contribuisce, senza alcuna convenienza presente e futura, a sacrificare l’Ucraina.
Il futuro è incerto, ma le democrazie liberali dell’Europa devono per forza trasformare l’Unione in una Federazione, se non lo faranno l’Europa e tutti i suoi Stati nazionali saranno presto ridotte all’impotenza e alla fame. Proclamiamo la fine del neoliberismo e procediamo verso il ripristino della democrazia liberale, riaffermando la superiorità morale della politica sull’economia e sulla forza bruta.
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