Il futuro dell'idea liberale è nell'eternità... (B.Croce)
"el laicismo es un elemento de la democracia tan importante como el sufragio universal". (Fernando Savater)
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Valerio Zanone e il liberalismo italiano
22 gennaio 2026
Grazie all'archivio di Radio Radicale, abbiamo recuperato l'introduzione di Giovanni Orsina ai lavori del Convegno tenutosi a Roma.
Orsina, ad un certo punto, ricorda una precisa definizione coniata da Valerio sul momento (come Sua abitudine), riguardo ciò che distingue i Liberali e sulla quale, i tanti amici incapaci di conciliare la propria visione dell'idea liberale con quella altrui, dovrebbero riflettere.
Per seguire l'intervento di Orsina ed i successivi, tutti interessanti, basterà cliccare sul seguente link
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Oggi 11 settembre 2026, abbiamo perduto Emma Bonino e Raffaele Costa.
Della Bonino mi è sempre piaciuto il Suo impegno, come donna, senza il corollario delle proteste di un certo femminismo con vocazione alla costante denuncia di sopprusi maschili e di una parità ancora da conquistare.
Emma Bonino si è sempre impegnata non invocando ma dimostrando la assoluta eguaglianza fra i sessi ed è forse questa naturale capacità di superare ogni diseguaglianza, a prescindere, il patrimonio politico che lascia alle donne più attente.
Tutti ricordiamo Raffaele Costa e l'importante contributo offerto all'idea Liberale sino allo scioglimento del Partito.
Ciò che è successo dopo lo scioglimento è meglio dimenticarlo, e non solo con riferimento a Raffaele Costa ma con riferimento a quei nostri esponenti di spicco trasferitisi alla corte di Berlusconi, decisione che, personalmente, ho sempre ritenuto frutto di una superficialità disarmante.
Sarebbe bastato leggere " Ve lo avevo detto" scritto da Montanelli ove vi sono pagine di assoluta chiarezza a proposito della "democrazia plebiscitaria" frutto di nuove strutture politiche basate unicamente sul carisma del capo.
Gli eventi coevi ed immediatamente successivi allo scioglimento del PLI avrebbero potuto e dovuto essere intesi, a mio sommesso avviso, come un preciso segnale di quanto sarebbe potuto accadere in futuro e di quanto poi realmente accaduto e possibile verificare oggi, non solo in Italia ma anche in altri Paesi compresi gli Stati Uniti d'America.
E' li che emerge con evidenza e che preoccupa, l'inferiority complex che acccompagna Donald Trump, principe del kitsch, ottimista semnza freni inibitori, incapace di segnare la differenza fra sogno e realtà con il pericolo del neurodelirio già manifestato da Hitler che, relegato nel suo bunker, continuava a muovere, sulle carte geografiche, armate ormai inesistenti.
Se a quello di Trump uniamo il neurodelirio di Vladimir Putin, di Benjamin Netanyahu e di tanti altri dittatori dediti a reprimere, anche con efferata violenza sui civili, ogni libertà, possiamo comprendere i reali pericoli di certa democrazia carismatica che, purtroppo, cresce nei consensi.
La scomparsa di Emma Bonino e di Raffaele Costa, se accompagnata non da ordinarie espressioni commemorative ma da attente riflessioni su quanta differenza si sia radicata in consenso ed impegno politico fra ieri ed oggi, è una ultima lezione da non perdere.
Palermo 11 settembre 2026 Pasquale Dante
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Nel proporre una attenta riflessione di Riccardo Mastrorillo sul voto segreto, mi permetto solo di aggiungere una considerazione dettata dall'esperienza politica. Ho la sensazione che, a prescindere da valutazioni di alta levatura, la scelta di tanti Parlamentari della maggioranza di votare contro la designazione degli eletti sia stata dettata dalla consapevolezza di non far più parte dei designati alla elezione sicura o, quanto meno, probabile. L'aria che tira all'interno di un Partito consente di comprendere chi sta nelle grazie dei maggiorenti e chi ne è uscito. Tanto premesso, ringraziando "Critica Liberale" di Enzo Marzo & C. lascio a Riccardo il compito dell'approfondimento pubblicato su " Non mollare". ( P. Dante)
cronache da palazzo
in lode del voto segreto
riccardo mastrorillo
La settimana scorsa la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge, a prima firma Bignami (Capogruppo di Fratelli d’Italia), di modifica della legge elettorale.
Ancora una volta e in barba alla maledizione dell’eterogenesi dei fini, saggiamente evocata da Pino Pisicchio, due legislature fa, allorquando l’ineffabile Renzi fece approvare, nella stessa legislatura, ben due leggi elettorali (la prima era stata dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte), il Parlamento cambiare, a pochi mesi dal voto, le regole del gioco... Quell’eterogenesi che ha sempre imposto la sconfitta al partito o alla coalizione che ha confezionato su misura la legge elettorale.
L’attenzione mediatica è stata quasi esclusivamente catturata dall’ipocrita proposta di reintrodurre le preferenze. La più grande critica alle leggi elettorali promosse dal 2005 ad oggi è sempre stata l’avocazione al capo del partito della scelta dei Parlamentari. Agli elettori restava solo una diseguale indicazione del partito. Dal 2006 ad oggi nessun Parlamentare si è più occupato di mantenere quel rapporto umano, sociale e politico coi suoi elettori, perché sapeva che alle elezioni successive il Capo lo avrebbe garantito (magari anche in un’altra regione rispetto alla sua residenza) solo ed esclusivamente per il rapporto di fiducia con lui, non certo per il rapporto di fiducia con l’elettore.
Nella prima repubblica grandi Circoscrizioni elettorali permettevano la candidatura di almeno una decina di candidati, ma in alcune circoscrizioni oltre 50, la scelta dell’elettore, attraverso le preferenze, era reale, anche se già alla fine degli anni ’80, abbiamo assistito a campagne elettorali costosissime, spesso sponsorizzate da potentati economici e sociali, non sempre di specchiata caratura etica.
In questa legge i candidati nei collegi “plurinominali” sono al massimo 6 (un numero che favorisce enormemente il condizionamento della fedeltà al Capo), poco serve poi esprimere una preferenza, laddove il capolista verrebbe eletto comunque e la stragrande maggioranza delle liste non eleggerebbe più di un candidato per collegio. Anzi con le pluricandidature (fino a 5) le preferenze apparirebbero più un aiuto per l’elezione dei “big”
(basta candidare esponenti ricchi e conosciuti dopo di lui, per favorirne l’elezione).
L’emendamento per reintrodurre le preferenze è stato votato con voto segreto, questo particolare ha permesso ai singoli deputati di potersi avvalere, senza rischi, delle loro prerogative costituzionali.
Poco importa ipotizzare le motivazioni che hanno spinto una quarantina (almeno) di “franchi tiratori” a votare, di nascosto, in dissenso dal gruppo di appartenenza. Ciascun deputato dovrebbe sentirsi libero di farlo, ma con leggi elettorali ostaggio dei Capi, è difficile farlo con voto palese.
Ci piace pensare che non pochi dei così detti franchi tiratori, abbiano inteso dare un segnale negativo forse a tutto l’impianto complessivo di una legge pensata e proposta solo per cercare di garantirsi la massima opportunità di vincere, o, quantomeno, di perdere meno da parte di un Governo che ha dimostrato costantemente uno spregio assoluto dei valori liberali e della Costituzione.
Vale la pena di ribadire che l’indicazione obbligatoria del candidato a presidente del Consiglio, previsto da questa legge, è una introduzione surrettizia della proposta avanzata da questa maggioranza, di modifica Costituzionale per introdurre il così detto premierato. Una rapida lettura del dibattito alla Costituente, renderebbe chiaro che l’Assemblea Costituente valutò, a larghissima maggioranza, inaccettabile la nomina diretta e indiretta del Presidente del Consiglio, demandando al Presidente della Repubblica il compito di individuare la figura in grado di ottenere la fiducia del parlamento, che solo dopo le elezioni avrebbe, attraverso le consultazioni, indicato la figura più adatta.
E allora, meno male che c’è stato il voto segreto, meno male che a ciascun deputato sia stato consentito di scegliere nell’assoluta libertà. Forse, in un sistema istituzionale, incautamente e incostituzionalmente, trasformato in un sistema di accentramento del potere nelle mani del Governo, sarebbe opportuno prevedere più occasioni in cui si possa usare il voto segreto.
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Propongo volentieri anche una interessante riflessione di Raffaello Morelli sul caso del gioielliere Roggero. Credo che Raffaello, da autentico Liberale, abbia affrontato la vicenda con quell'equilibrio che le opposte fazioni rifiutano in nome di quei pregiudizi ideologici, segnalati da Raffaello, che sono evidente espressione di una concezione della politica priva di maturità. ( P. Dante )
LA POLITICA DELLE. PROPOSTE E DEI COMPORTAMENTI
La vicenda del gioielliere Roggero e della sua condanna penale, è da molti giorni al centro del dibattito politico. Purtroppo un dibattito tra atteggiamenti pregiudiziali, ormai dominante in Italia. Si scontrano non il valutare ii fatti, bensì i pregiudizi ideologici.
Da una parte, i sostenitori di Roggero, i quali sollecitano una grazia, anzi la pretendono (sorvolando sul fatto che concedere la grazia è una prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica) e annunciano pure la volontà di candidare Roggero alle politiche (cosa impossibile finché non ci sarà una grazia, per di più estesa alle pene accessorie). Dall’altra parte, i fautori dei giudici che hanno condannato Roggero per omicidio (perché, come si vede dalle immagini della vicenda, i ladri stavano fuggendo e non era necessario attaccarli dopo che era cessato il pericolo di reato), i quali decidono disattenti alle ricadute del giudicato sulla convivenza.
Però. al di là dei pregiudizi, i fatti restano ed esigono una valutazione accurata, non riducibile a considerazioni formalistiche. L’ex Ministro PD Minniti fa almeno due affermazioni indubbie. Che bisogna fermare la super giuria dei social fautrice della grazia e che la grazia non può essere un quarto grado di giudizio. Anche una sua terza affermazione – sicurezza e libertà, con l’accento sulla “e” precisa – è indubbia. Solo che questa affermazione, nel caso Roggero, non è rispettata in pieno. Nella sua sostanza, non solo nella percezione.
I giudici, troppo spesso intenti a ragionare considerando i codici un mondo separato dalla realtà, hanno previsto un risarcimento ai familiari dei rapinatori morti. Questo risarcimento è dirimente. Costituisce un qualcosa di inaccettabile nel quadro della concreta convivenza democratica. Infatti – anche volendo ammettere che sia giuridicamente fondato risarcire il danno causato dall’indebita reazione omicida del Roggero, separandola dal complessivo contesto degli avvenimenti – il risarcimento va oltre ogni dissertazione sugli ambiti della sicurezza privata e sulle sue tempistiche. Come in questi giorni ha più volte detto il Presidente del Consiglio, “chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque… Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene”. Così, nel fine settimana è iniziata nel ddl Sicurezza la procedura per introdurre la norma che nega un risarcimento civile a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato.
In tale situazione, è urgente che l’opposizione smetta di avere come solo programma comune il contrasto al Governo Meloni ed inizi ad affrontare i problemi reali, tipo quelli sollevati dalla condanna del gioielliere Roggero. Perdere il contatto con la realtà, fa correre il rischio di quanto avvenuto in settimana al Comune di Castellammare di Stabia.
A due anni dalle elezioni del giugno ‘24, con le liste vagliate e guidate dall’attuale eurodeputato Ruotolo della Segreteria Nazionale, il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. Travolto il Sindaco, il noto giornalista Luigi Vicinanza, prestigioso titolare di grandi testate nazionali, già Direttore del Tirreno (impensabili sue contiguità camorristiche), che ha accusato la Segreteria PD di non averlo tutelato nel varare le liste.
La politica non si fa con le parole d’ordine bensì con i programmi e con i comportamenti davvero conseguenti, per risolvere i problemi della convivenza.
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Sfogliando l'indice di Libro Aperto, la rivista fondata da Malagodi e ben custodita e diffusa da Antonio Patuelli e Luigi Compagna, mi sono imbattuto in un interessante scritto di Gianfranco D'Anna su Gobetti. L'ho letto e lo riporto volentieri ( anche perché in calce riporta i dati per devolvere il 5 per mille alla Rivista..) accompagnandolo con un aneddoto. Da vice presidente regionale del Partito Liberale, in anni che furono, avrei dovuto soptituire il segretario regionale Pino Oddo ad un incontro di pentapartito. Preso dal lavoro, dopo la mezzanotte presi il telefono per concordare con Oddo il modo migliore per affrontare l'incontro dell'indomani. Alla risposta, esposi le problematiche senza essere interrotto ma, al momento di ricevere indicazioni, udii una risatina ed una voce sonnecchiante che mi disse: " Pasquale, non sono Pino, sono Gianfranco D'Anna....". Avevo sbagliato il numero di telefono... L'indomani improvvisai....
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Farà sicuramente piacere a tutti noi ritrovare l'instancabile Liberale Michele D'Elia sulle pagine del Corriere della Sera in compagnia di Mieli, il quale, sicuramente senza avere letto le mie doglianze riguardo la trascuratezza in merito al centenario della morte di Giovanni Amendola, se ne é ricordato.
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Purtroppo, nessuno si è ricordato che il 20 luglio del 1925, ovvero 100 anni fa, vicino Pieve a Nievole ( allora provincia di Lucca), veniva brutalmente bastonato il Liberale Giovanni Amendola, ideatore di " Democrazia Liberale" e fermo oppositore del regime fascista, deceduto l'anno successivo anche per le ferite ricevute. Lo facciamo noi, nel nostro piccolo, ricordando che la camicia insanguinata di Amendola è custodita presso la Camera dei Deputati.
Vi invito a visitare la pagina dedicata a Michele D'Elia, già Responsabile Organizzativo dell'Ufficio Scuola Nazionale del P.L.I. ( quello serio di una volta...). Vi troverete una proposta di legge, presentata alla Camera dei Deputati dal compianto on. Battistuzzi nel 1991, riguardante l'opportunità di riportare lo studio del latino nel curriculum della scuola media. Sono passati ben 34 anni e, finalmente, qualcuno si è accorto che quell'idea liberale potrebbe aiutare il Paese a tirarsi fuori dal decadimento ( non solo linguistico) in cui ci siamo cacciati. Chi legge sa perfettamente che i Liberali sono sempre in anticipo su tutto: ha fatto bene Michele D'Elia a ricordarlo con un comunicato stampa ed, a seguire, con il riporto della legge da Lui scritta e consegnata a Battistuzzi per avviarne l'iter parlamentare, in quegli anni mai concluso. L'introduzione a quel disegno di legge era rivolta ad una Comunità diversa, il tatuaggio lo praticavano solo alcune categorie disagiate, le inclinazioni sessuali rimanevano relegate entro le pareti domestiche, i media evitavano il turpiloquio, il Festival di Sanremo non era ancora palcoscenico dedicato alla esibizione di clown con apparato vocale guidato da computer, la Politica riusciva a demolire il muro di Berlino ed in America si votava di tutto tranne che gli squilibrati. Che lo studio del latino possa fare tornare, anche solo noi italiani, con i piedi per terra, mi pare difficile, tuttavia, poichè per giungere all'idea Liberale lo studio di qualunque cosa è essenziale, lo studio del latino sarà utile per organizzare una rivoluzione autenticamente liberale o, al peggio, per ritardare la nostra estinzione.
Venezia fra presente e passato
Per un Liberale è d'obbligo chiedersi se la ricchezza, oggi, stia nelle mani giuste: mani attente, meticolose, coordinate con una intelligenza vivida e capace di comprendere le necessità presenti e future della Collettività.Einaudi in occasione in uno degli ultimi Suoi interventi, sorprese l'uditorio spingendosi a tessere le lodi dello speculatore, pronto a rischiare il proprio capitale, ad arricchirsi, ma anche a perderlo ed a ritrovarsi in miseria insieme a collaboratori e dipendenti, se le cose fossero andate male.Certo, erano altri tempi: oggi l'imprenditore, di fronte a difficoltà, invoca ed ottiene l'aiuto dello Stato che non lo nega in nome della tutela dei posti di lavoro: crisi energetica, cambiamenti climatici, concorrenza da Paesi con costo della mano d'opera contenuti, aumento del costo del petrolio, dell'energia elettrica e del gas etc.... ci sono gli aiuti di Stato ed Il rischio si riduce, ma non è questo il problema: il vero problema sta dalle parti del cervello di chi oggi si arricchisce .Cuccia era talmente riservato da non rispondere anche a chi gli chiedeva l'ora, Ferrari viveva solo in funzione della passione per le auto, e tanto, riguardo il non volersi mettere in mostra, potrebbe dirsi di Agnelli, dei Ferrero, di Della Valle e di tanti altri mostri sacri del passato.
Nessun miliardario italiano e nessun miliardario dei Paesi più evoluti, compresi gli Stati Uniti, sino all'avvento di internet e dei social, avrebbe immaginato la cafonata di un matrimonio in grande stile, per se o per i propri figli, in una città d'arte da occupare integralmente e da trasformare in palcoscenico.Sono stati in tanti a valorizzare i benefici effetti dell'evento, in termini di ricchezza indotta in città presso gli hotel, per via dello shopping e qualcuno, da sinistra, ha anche osservato che fattorini ed i camerieri di ristoranti, bar ed hotel avrebbero anche loro beneficiato di laute mance da parte degli invitati: nulla da eccepire, fatto sta che la cafonata te la puoi aspettare dal buzzurro che si è arricchito trafficando con la droga, non da chi dispone di miliardi arrivati grazie ad una buona idea.Come mai?Semplice, oggi la regola del buzzurro di cui dicevamo, del miliardario e, purtroppo spesso anche da tutti gli altri, è la seguente: se hai disponibilità economica devi assolutamente dimostrare al prossimo la tua superiorità, misurata solo da ciò che puoi esibire.Chi ha un salario o uno stipendio appena sufficiente per la sopravvivenza, può anche abitare in locazione in un quartiere degradato ma non rinuncia al suv con trazione integrale di ultima generazione. C'è anche una eloquente pubblicità che mostra un personaggio pronto a far scattare le quattro frecce della propria costosissima auto per farsi ammirare dai passanti. Per i pagamenti, tutte le case automobilistiche hanno inventato soluzioni sbalorditive, compresa quella di darti l'auto ed attendere il primo incasso dopo mesi.E' tutto? Certamente no.Il mondo dell'arte, della musica, dello spettacolo e dello sport è popolato da clown che fanno di tutto per stupire.A Sanremo, che trasmettiamo in eurovisione per dimostrare di cosa siamo capaci, se hai una bella voce, un bel testo ed un buon tema musicale ma ti presenti in abito blu, vuol dire che sei fuori di testa. La voce dev'essere insignificante quando non incline al dialetto, il testo delle canzoni pari all'esposizione di un tema scurrile scritto alle medie, la musica solo in grado di far sollevare e sventolare braccia ed accendini ed in questo contesto, infine, è sempre l'abbigliamento a far la differenza.L'uomo a torso nudo con giacca e tatuaggi che dal collo si propagano sino alle tempie ha già ottime chances: se poi indossa gonna, orecchini e collanine varie, il pubblico va in visibilio.La donna brava ma poco sexy, prima ancora di arrivare al pubblico non supera la selezione dei giurati, salvo utilizzi un nome d'arte che lasci intendere di cosa - nonostante tutto - sia capace. Per il resto, è una gara fra scollature anteriori e posteriori e labra impegnate in giochi erotici con il microfono.In un contesto come quello appena descritto, che si ripete in ogni programma televisivo e dal vivo, è determinante essere sconvolgenti e stupire: per i miliardari di oggi, comprando l'impossibile, per gli artisti personalizzando sia le opere d'arte che lo spettacolo, per i comuni mortali, postando sui social.L'atmosfera dolente di Venezia, con opere d'arte addormentate fra i liquami della laguna, e' il palcoscenico perfetto per i buzzurri e per i nuovi ricchi, entrambi insensibili all'odore della fogna, ed entrambi assolutamente incapaci di apprezzare le opere d'arte in agonia come la società che oggi le ospita. Il pubblico che adora gli uni e gli altri, corre con il potrtatile in mano per avere un selfie da postare subito sui social e dimostrare che, a quella cafonata , c'era, ecccome se c'era.
30 Giugno 2025 Pasquale Dante
Le debolezze del Santo Padre
Che i Pontefici amino attribuirsi un nome che possa rappresentare al meglio la Loro attitudine è un dato incontrovertibile. Il Santo Padre che ci ha appena lasciato ha dato seguito, durante i 12 anni del Suo pontificato, alle aspettative che il nome di Francesco lasciava prevedere. Un Pontefice che preferisce viaggiare in fiat 500, capace di farsi capire anche dai tanti moderni analfabeti, disposto a chiedersi come mai non stia Lui in cella invece che i criminali e sopratutto attento agli ultimi, e' risultato subito in perfetta sintonia con i tempi che corrono, tempi che forse trascurano i penultimi ed i terzultimi tanto che dal ceto medio di base il passo alla povertà ed all'indigenza è ormai breve. Ad iniziativa della Santa Sede si sono poi susseguiti anche accorati appelli ai potenti per metter fine ai conflitti ed iniziative per l'apertura al dialogo con le altre Religioni, comprese quelle che utilizzano la violenza per sbarazzarsi di quanti hanno altro credo oltre che di quanti si disinteressano della Celeste Materia, desiderosi di vivere a modo loro.La Democrazia Cristiana non esiste più da oltre 30 anni, tuttavia, a far data dalla morte del Papa, il Paese è rimasto bloccato. 5 giorni di lutto nazionale, interminabili trasmissioni evocative su tutte le reti radiofoniche e televisive, quotidiani ove non si legge d'altro e persino lo stop alle partite di calcio, mai interrotte, per quel che mi riguarda, alla morte di Einaudi, Croce e De Gasperi. Certo, la morte di Bergoglio si è verificata in un momento di crisi planetaria: l'invasione dell'Ucraina, l'attentato di Hamas , la violenta inarrestabile ed altrettanto crudele reazione di Israele, l'immigrazione dai Paesi poveri verso l'occidente, la crisi climatica, la salute mentale dei due ultimi Presidenti degli Stati Uniti d'America e la conseguente crisi dei mercati finanziari sono stati accadimenti che hanno dato, all'evento, il senso di una ulteriore sconfitta della buona volontà di fronte a tanta crudeltà e spregiudicatezza. Se posso, mi permetto solo un rimprovero al Santo Padre appena scomparso: quello della debolezza. Nel settembre 1870 Ponza di San Martino ebbe il compito di recapitare al Pontefice di allora, Pio IX, una lettera di Vittorio Emanuele II che lo supplicava “ con affetto di figlio e fede di cattolico” di non opporre resistenza alla presa di Roma. Il buon Pio IX, che s'era attribuito un nome conciliante ma anche l'assolta infallibilità con la bolla “ Pastor aeternus” reagì dichiarando al latore della missiva: “ siete tutti un sacco di vipere, sepolcri imbiancati, mancatori di parola” Ciò detto, passò immediatamente alla scomunica del Savoia che ebbe subito ripercussioni a livello internazionale. Certo, s'era in altri tempi, ma per la Chiesa la tradizione è sacra ed i tempi per le riforme si dilatano a dismisura. Conseguentemente, ritengo che il Santo Padre che ci ha appena lasciato, se avesse difeso i valori delle Sacre Scritture più che con suppliche con adeguato vigore, avrebbe meglio rappresentato il dolore delle fiamme che riserva l'inferno, limitando l'attitudine a crearne un secondo qui sulla terra.
Tanto premesso, a conferma del fatto che l'operato di Papa Francesco è stato valutato con il rispetto che merita anche dai Liberali, vi invito a leggere un comunicato stampa redatto da Michele D'elia, Presidente dell'Associazione dei Liberali, nella pagina a Lui dedicata.
22 aprile 2025 Pasquale Dante
La tentazione del populismo che lambisce la Chiesa
Per un liberale, guardare oltre rispetto il comune sentire è una necessità.
Rimanere estranei ai sentimentalismi ed alla retorica non produce consenso, lo sappiamo bene, ma l'osservazione dei fenomeni con spirito critico ed indipendente è patrimonio genetico che consente, fra l'altro, un valido elemento di selezione, come afferma Franco Chiarenza, fra quanti affermano d'essere liberali non essendolo e quanti lo sono senza saperlo.
E' naturale che il fenomeno dell'immigrazione clandestina susciti commozione per le sofferenze e le tante morti in mare, anche di bambini o adolescenti.
Incurante di ciò, qualcuno mugugna imputando ai nuovi arrivati alla civiltà occidentale colpe che non vale neppure la pena qui riassumere, tuttavia, a parte l'angoscia ed il dolore per tante morti innocenti, ciò che fa rabbia è la strumentalizzazione politica del fenomeno che lambisce anche la Curia.
Leggo oggi, che è il giorno di Natale, che esiste una sorta di Presepe itinerante, ove la Madonna, San Giuseppe e forse anche il Bambin Gesù portano un giubbotto di salvataggio.
Iniziativa estemporanea e marginale verrebbe da dire, ma non è così.
Leggo infatti che anche l'Arcivescovo di Palermo, nella Sua odierna Omelia, si è preoccupato di assimilare la vicenda che porta al Natale, ed alla nascita del Redentore, a quella dei richiedenti asilo, usando queste testuali parole: " Quante volte i media riportano la notizia e le immagini di bambini nati mentre una madre attraversa il Mediterraneo su un barcone stracolmo di migranti? Quante volte abbiamo sentito e continuiamo a sentire che una donna è costretta a vivere la gioia della maternità all’addiaccio, ristretta in un campo di profughi, in un alloggio di fortuna, bloccata alle frontiere innevate dell’Europa civilmente e culturalmente evoluta? "
Al primo impatto con le parole dell'alto prelato non se ne comprende la reale portata, tuttavia, a ben riflettere, esse esprimono un pericoloso ed inatteso avvicinamento al populismo da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
Il Papa emerito, Uomo profondamente colto, penso che non avrebbe tollerato.
Come dimenticare il sacrificio, non solo dei Santi bruciati vivi per avere rifiutato di rinnegare Dio, ma anche i Sacerdoti e le Suore recentemente puniti con la morte in terra di missione.
Come dimenticare le tante stragi volute da altre fedi e, sopra tutto, come osare attribuire, di fatto, alla Madonna la qualifica di "impura" con la quale si appella ogni donna occidentale e non, per il solo fatto di vagare a capo scoperto?
Da liberale, poco attento alle imperscrutabili valutazioni di ordine Teologico, ho voluto consultare la Treccani per capire sino in fondo il concetto di Redenzione, tanto caro ed in uso presso la Religione Cattolica, ed ecco il risultato:"Nella dottrina cristiana le parole r. e riscatto si applicano specialmente all’opera di r. compiuta dal redentore Gesù Cristo a favore dell’umanità per liberarla dal peccato di Adamo: le due nozioni di peccato originale e di r. dipendono l’una dall’altra e sono alla base della concezione cristiana del mondo. A causa del peccato originale infatti tutti gli uomini si trovano, in rapporto alla vita soprannaturale per la quale erano stati creati, in uno stato di morte e, in rapporto a Dio, in uno stato d’inimicizia e di rivolta, essendosi fatti schiavi del male. La r. assicura pertanto agli uomini la riconquista della vita soprannaturale, il loro rientro nell’amicizia divina. L’insieme di questi benefici è il frutto dell’intervento in loro favore di Cristo."
Credo ci sia poco da aggiungere, salvo il precisare che il soccorso e l'assistenza ai richiedenti asilo è fuori discussione perchè sta, non solo nel concetto stesso di redenzione come lotta al male ed alla sofferenza che esso determina, ma perchè sta nel nostro Credo e nelle nostre consapevolezze occidentali riguardo il dovere di solidarietà umana, a condizione di tenere ben distinte le abitudini ed a debita distanza le interferenze sul modello di convivenza sociale che è un nostro patrimonio fatto di rifiuto della crudeltà, della violenza, della reazione e della discriminazione.
E' vero che anche la nostra Religione pone dei limiti ai credenti, si pensi alle battaglie che è stato necessario condurre per il divorzio per l'aborto, per la libera espressione degli orientamenti sessuali, ma, a parte il fatto che molti non credenti condividono razionalmente in tutto o in parte gli anzidetti limiti, è innegabile che la nostra civiltà si è sviluppata seguendo gli insegnamenti - tornando alla Treccani - di distacco dal peccato e dalla schiavitù nei confronti del male.
Non è possibile identificare la madre del Redentore con una richiedente asilo, non solo perchè costei della Redenzione non ha mai sentito parlare ma, sopra tutto, poichè costei, erroneamente, ritiene lo scafista l'unico strumento di salvezza, non per l'umanità, ma per se stessa e per la propria prole.
25 dicembre 2022 Pasquale Dante
L'Italia nelle mani della signora Meloni
Per i sedicenti progressisti e per i sedicenti conservatori, è facile dare un giudizio prognostico sul governo Meloni: pessimo per i primi, eccellente per i secondi. Per un liberale le cose si complicano.
Dal dopoguerra sino ad oggi, mai abbiamo avuto un governo guidato da un esponente della destra e, a parte la parentesi del boom economico degli anni 60, non mi pare che il centro sinistra abbia fatto grandi cose.
Ci sarebbe tanto da scrivere, tuttavia, in estrema sintesi, la percezione che si ha di questo odierno consesso democratico è percepibile andando per le strade dove è possibile verificare il grado di cortesia, disponibilità, pazienza e rispetto delle regole da parte dei cittadini tutti, nessuno escluso ed a prescindere dal ceto sociale.
E' superfluo io enunci tutte le strabilianti assurdità nei comportamenti che registriamo giornalmente, una fra tante, la crescente abitudine di tenersi a pochi centimetri di distanza dall'auto che precede in autostrada, lampeggiando per chiedere di farsi da parte al malcapitato che occupa la corsia di sinistra in quanto impegnato in sorpasso.
A tanta stupida grettezza corrisponde sempre la proprietà di una automobile che corre di brutto e che costa ormai quasi la metà di un piccolo appartamento.
E' impossibile che tanta stupida grettezza, come tante altre, fra le quali utilizzare il clacson non appena il semaforo passa al verde, sia compatibile con la ricchezza quale frutto di sofferta attività professionale, imprenditoriale ovvero di emolumento elargito ai ceti impiegatizi dirigenziali in ogni settore.
Personalmente, non ho mai ravvisato i tratti della sofferenza causata dalle responsabilità sui volti dei guidatori adusi alle succitate ridicole e spesso anche pericolose abitudini, ed anzi, spesso, ho notato la giovane età di tanto fastidiosi concittadini.
Ebbene, il centro sinistra, spianando la strada ad evasori, trafficanti e spacciatori di droga, ladri, corruttori e concussi, ha spinto il Paese a votare a destra.
Fatto sta che la destra non ha certo voglia di impoverire i ricchi e, anche volendolo, non ha strumenti per porre freno al malcostume dilagante che oggi è l'unica fonte di ricchezza possibile.
L'onesta povertà rimarrà tale e quale e conseguentemente, nella perseverante disperazione, gli unici posti di lavoro reperibili saranno, sempre di più, quelli offerti dalla criminalità organizzata.
Tanto premesso, se il mio pensiero sul governo del Presidente Meloni non vi avrà convinto, neppure dopo avere letto le censure al Governo Draghi che avevo pubblicato, potrete sempre valutare le tradizionali opposte analisi di stampo liberale leggendo i discordanti commenti di Franco Chiarenza e Livio Ghersi.
Basterà solo cliccare sulle pagine a loro dedicate su questo sito.
Pasquale Dante
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